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LE RECENSIONI

Aprile 2010

Recensione Multimediale delle opere di Giuseppe Pontoriero Luzzaro

 

La presente recensione multimediale si prefigge di analizzare gli aspetti contenutistici ed estetici di una forma di arte che sottende la fusione delle più interessanti peculiarità di due tra i più espressivi movimenti culturali italiani: il romanticismo ed il realismo.

Nello specifico ed in tale circostanza, gli elementi informativi, interpretativi e valutativi di un’arte pittorica così strutturata, come lo è quella di Giuseppe Pontoriero Luzzaro, vengono rimarcati ed enfatizzati dai caratteri distintivi segreti del teatro innovativo musicale di Giuseppe Verdi.

Questo ineguagliabile compositore, che riplasma e ricrea il melodramma, è proprio grazie al rapporto tesi-antitesi, sul quale poggia le fondamenta del suo lavoro operistico, se riesce a rendere reale la relazione tra esteriorità e interiorità, tra sfera razionale ed emotiva, tra gesto e psicologia.

Il tempo, lo spazio, il colore, l’architettura dei quadri, il rapporto tra parola e musica e tra diverse forme costruttive, non altro che i parametri in cui si dispone la varietà del materiale e dello stile, il contrasto che si stabilisce con ciò che precede e ciò che segue costituiscono in questo frangente il punto di contatto con l’arte pittorica del Pontoriero, il cui carisma scaturisce dal costante impiego di una tavolozza intrisa di solitudine, amore, rabbia, tenerezza, individualismo e solidarietà.

Guardando, infatti, le trascinanti opere di Giuseppe Pontoriero Luzzaro si ha come la sensazione di immergersi in un molteplice universo policromatico; un insieme di colori che senza mai sciogliersi in un lirismo vago e labile, e anzi mantenendo una sua caratteristica densità, sembra avere in sé quasi una sorta di codice genetico, una particolare vibrazione che lo rende aperto e come disponibile ad accogliere aria, luce e spazialità perché possa essere più facilmente fruibile dallo spettatore (Quadro “Riflessi”, Quadro “A Capo Vaticano”).

Una prerogativa, questa, che ritengo non vada ricercata in quella che, ad una visione superficiale ed epidermica, potrebbe apparire come una esuberante esteriorità e voglia di colpire con una mutevolezza di effetti, ma di contro, invece, è da intendere e da cogliere come una raccolta di sonorità di cromie, sostenuta e valorizzata da una approfondita, sicura e smaliziata conoscenza all’unisono di più tecniche pittoriche e compositive variegate (Quadro “Novembre”, Quadro “Fienagione sul Poro”).

Nella pittura di Giuseppe Pontoriero Luzzaro, in particolare, ciascuno degli elementi che compongono i suoi quadri, viene ad essere recuperato dal colore dove la luce si è posata, o in campiture giustapposte con espressione sicura e spesso con sintetica forza di rappresentazione, dal momento che nell’atto del dipingerla egli non riproduce indistintamente (e ciò in maniera voluta) tutti i particolari con cui è entrato in contatto, ma procede a scelte consone al suo sentire e a interpretazioni personali nell’ambito del reale, in buona sostanza possiamo dire che incorpora la realtà in uno stile che è, in qualche maniera, sinonimo del suo intimo (Quadro-Disegno penna a bistro “Donna Seduta”, Quadro-Disegno penna a bistro “Ritratto Viso di Donna”).

Eclettico, irrequieto, e per certi versi contraddittorio, il Pontoriero, dopo periodi di apparente immeritato silenzio, riapproda sempre ad una giusta valorizzazione grazie proprio ad una analisi accurata di questa sua arte poliedrica (Quadro “Autoritratto con Paesaggio”).

Sia in qualità di ritrattista che di paesaggista, in un continuum culturale che si dipana nel corso dei secoli, l’artista trasmette con le sue opere una tendenza lirico-soggettiva e al contempo oggettivo-realistica (Quadro “Preludio di Primavera”, Quadro “Ritratto nello Studio”).

La creatività dello spirito, il ritrovamento dei valori religiosi e la rivalutazione delle tradizioni muovono la mano del pittore che da della natura sì una visione romantica, come espressione del divino in terra, o dell’assoluto nel mondo, ma che allo stesso tempo, abbandonando il chiaro-scuro per una luce e un colore che costruiscono zone cromatiche talvolta spinte fino a risultati quasi astratti, in modo molto versatile ne mette in risalto gli aspetti legati ad un felice naturalismo che a tratti mostra in modo forte le sue innumerevoli irregolarità (Quadro “Paesaggio –olio su masonite, Quadro “Gli Ulivi”, “Mosaico in Marmo di Cristo”, Quadro “Primavera”, Quadro “Catastrofe”).

Allo stesso modo viene vissuto e trasmesso l’infinito: l’essere umano vive in funzione di un infinito processo di automiglioramento dello spirito, una perenne tensione verso la perfezione, ma allo stesso tempo è cosciente della sua finitezza terrena (Quadro “Figura nel Paesaggio – olio su tela”, Quadro “La Morte”).

In tal senso l’artista non persegue il “culto della bruttezza”, ma sottolinea la sua missione nel ricercare la verità che aiuterebbe ad eliminare le contraddizioni che minano i canoni della comune legge morale (Quadro “I Nipoti”).

Nell’entroterra vibonese, in campagna ai piedi di Spilinga, di fronte ad un paesaggio che si stempera nelle acque antistanti Capo Vaticano, Giuseppe Pontoriero Luzzaro continua a mettere su tela le tonalità del suo quotidiano che, tra momenti malinconici e piccole impronte di felicità che scaturiscono dall’eterno contrasto con il non riconoscersi nel mondo attuale (Quadro-Acquerello “Mare in burrasca”), è sempre alla ricerca dell’obiettivo ultimo dell’esistenza (Quadro “Le Tre Generazioni”, Quadro “Capo Vaticano””).

 

 

                         LA VITA RACCONTATA ATTRAVERSO L'ARTE

 

Inaugurata la mostra antologica di Giuseppe Pontoriero Luzzaro

Volti di donna, accenni di paesaggi lontani che attraverso le sfumature di colori e giochi di linee danno vita al mondo interiore dell'artista. Il percorso umano ed artistico del pittore vibonese Giuseppe Pontoriero Luzzaro di scena nell'antologica di pittura inaugurata recentemente presso il salone del Valentianum. Una mostra di quadri che non è solo una semplice esposizione di realizzazioni artistiche, ma soprattutto la descrizione della crescita e della maturazione di un uomo e di un artista che attraverso la pittura racconta il suo mondo.
Una raccolta di circa sessanta tele che l'estro di Giuseppe Luzzo Pontoriero ha creato dal 1967 ad oggi e che rivelano l'amore incondizionato dell'artista per la pittura.
Amore per la pittura, dunque, che nasconde, però, quello più grande per la vita stessa, reso visibile dagli impeti del colore che prorompono improvvisamente per poi arrendersi alla realtà. Sguardi a volte persi in un mondo lontano, di donne dai lunghi capelli fatti di innocenza e gioie smarrite, nella percezione di un realismo non schiacciante, ma ben presente. La consapevolezza quasi dell'artista dell'esistenza di un leggero velo che divide il mondo dei sogni da quello della realtà, reso percepibile dalle sfumature dei colori che si sfiorano.
Nei quadri esposti nell' antico convento domenicano, protagonista è anche l'amore per la propria terra e per la natura visibile nei paesaggi e nelle nature morte. Una calabresità quella dell'artista forte e al contempo sommessa che cerca spazi lontani dagli stereotipi consueti come nel dipinto "L'Aspromonte". Una calabresità essenziale che rifugge lo spirito di cronaca , per lasciare spazio solo all'emozione pura e semplice.
La mostra è aperta ai visitatori fino giorno 30 aprile. Un'occasione per cogliere e gustare frammenti di poesia e che offre la possibilità per un arricchimento culturale della città.
Fonte: Il Quotidiano della Calabria